Polinesia: trasferirsi in un paradiso terrestre, intervista ad un italiano

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Mario Orto, guida turistica in Polinesia, tra campi di Ananas, spiagge mozzafiato e barriera corallina. Trasferitosi nell’isola di Mo’orea, Mario, da sempre appassionato di fotografia, si occupa da ben 14 anni di turismo. Ha viaggiato molto nella sua vita fino ad approdare in Polinesia, dove lavora per una società che organizza safari, ma il suo sogno è quello di acquistare un 4X4 così da poter avviare una propria attività. La semplicità e il calore della gente e soprattutto le possibilità in ambito lavorativo, hanno spinto Mario a stabilirsi definitivamente in uno dei luoghi considerati più simili al paradiso terrestre.

polinesia

Mario raccontaci qualcosa del percorso che ti ha portato fino in Polinesia:

Nato a Torino nel 1971, appassionato di fotografia, ho fatto il grafico per anni, fino a quando nel 2000 è scattata una molla che mi ha spinto a cambiare vita. A 30 anni ho iniziato a lavorare come animatore turistico in Italia e all’estero e dopo diversi anni sono passato in assistenza turistica, lavorando per diversi operatori italiani in diverse destinazioni: Grecia, Tunisia, Egitto, Spagna, fino a quando nel 2009 fui contattato dalla mia agenzia, che mi disse che un tour operator di Roma cercava una persona da mandare in Polinesia (sinceramente non sapevo neanche dove si trovasse la Polinesia). Così nel dicembre del 2009 partii per Mo’orea, dove avrei svolto la mansione di assistente turistico per coppie in viaggio di nozze. Terminata la prima stagione, rientrai in Italia e partii per la Sardegna, fino a quando l’amore per Mo’orea mi ha richiamato in Polinesia. Conclusa la seconda stagione, ho deciso di fermarmi definitivamente, prolungando il contratto con il mio tour operator.

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E poi?

Nel frattempo mi sono fatto conoscere dalla popolazione locale polinesiana e francese (persone fantastiche). In tanti mi hanno contattato per fare la guida turistica sull’isola, ovviamente in italiano, poiché sono l’unica guida italiana che lavora in Polinesia. Tutte le estati, flotte di sposini si catapultano dall’atra parte del mondo per visitare l’isola e trovano me che li scarrozzo per la splendida Mo’orea (naturalmente parlo 3 lingue: italiano, francese ed inglese). Lo scorso anno il tour operator con cui lavoravo, mi ha prolungato il contratto fino a Settembre (a causa della crisi), così ho deciso di rimanere a Mo’orea prendendo in affitto una casa e continuando a fare i safari. Tuttora lavoro per una società che fa safari sul posto, ma la mia intenzione è quella di riuscire ad acquistare un 4×4 tutto mio così da mettermi in proprio.

Come si vive a Mo’orea?

Mo’orea è un’isola fantastica, ricca di verde, paradossalmente è molto più bella di Bora Bora. In pratica l’isola è un vecchio vulcano spento (tutte le isole del Pacifico sono di origine vulcanica) con all’interno della caldera una moltitudine di campi di ananas (l’ananas è stato introdotto dal capitano James Cook). Gli ananas di Mo’orea sono più piccoli di quelli africani, ma 100 volte più dolci e poi il bel Vedere, l’acqua cristallina delle 2 lagune e la splendida barriera corallina piena di pesci… E’ come vivere in un paradiso! Qui è molto tranquillo, non c’è vita notturna, i ristoranti aprono per cena già alle 18:30 e chiudono alle 21:00, anche quando ci sono delle manifestazioni non si va mai oltre la mezzanotte. Ormai da 3 anni sono il fotografo ufficiale della manifestazione di Miss Mo’orea. Qui purtroppo non si ha la possibilità di spostarsi liberamente come in Italia, c’è un bus che fa il giro dell’isola parecchie volte al giorno, ma la sua ultima corsa è alle 17,30 con l’arrivo dell’ultimo traghetto per Tahiti. Pertanto i giovani che non hanno un loro mezzo di trasporto (motorino) stanno a casa o escono in bici. Ma l’aspetto più particolare (ci ho messo del tempo ad abituarmi) è che le persone vanno a letto molto presto, perché qui abbiamo solo 2 stagioni ed il sole tramonta in estate (inverno in Italia) alle 18:30 e in inverno (estate in Italia) alle 17:00. La mattina il sole sorge prestissimo e tutte le attività iniziano all’alba, molta gente va a lavorare già alle 6 del mattino quando non fa ancora molto caldo! Il luogo è spettacolare, ricco di verde e con un clima bello quasi tutto l’anno. Solitamente le agenzie viaggi sconsigliano i mesi tra dicembre e febbraio (stagione delle piogge), anche se, in mancanza di piogge qui si sta da Dio, con una temperatura media che va dai 29° ai 34° e con il sole a picco tutto il giorno. Se poi malauguratamente iniziasse a piovere, può farlo per diversi giorni e addirittura anche per diverse settimane senza mai smettere.  E’ come andare in vacanza a Torino (mia città natale), a gennaio può o non può nevicare, ma sicuramente fa freddo. Qui invece il caldo la fa da padrone! Giro tutto l’anno con maglietta e pantaloncini, non male, vero? Un altro aspetto positivo è la tranquillità e l’accoglienza della popolazione locale, sempre sorridente e cordiale! Unica nota negativa è la lontananza, considerando che ci troviamo esattamente in mezzo al Pacifico e per spostarsi, che sia in America o in Sud America, in Asia o in Australia, ci vogliono un bel po’ di soldi e poi anche il costo della vita è abbastanza alto, ma ci si arrangia comunque.

La popolazione locale come si rapporta con lo straniero?

Ci sono diverse considerazioni da fare; chi è più istruito e capisce che uno scambio culturale è un vantaggio per entrambi e chi addirittura vorrebbe l’indipendenza dalla Francia, perché crede che lo “straniero” gli porti via il lavoro.  Bisogna fare un piccolo passo indietro per capire i polinesiani e la Polinesia. Il capitano Cook fu il primo europeo ad arrivare sull’isola di Mo’orea nel 1769, quando regnava ancora il cannibalismo tra la popolazione. L’ultimo uomo sacrificato e poi mangiato a Mo’orea risale al 1825. Pertanto la cultura polinesiana/francese è molto, molto giovane, non hanno avuto ancora il tempo di metabolizzare un cambiamento così radicale.  Basti pensare che i direttori degli hotel sono quasi tutti francesi, mentre gli europei sono i titolari di piccole imprese o ditte.

Cosa può offrire a chi decide di trasferirsi?

Per trasferirsi a Mo’orea o in Polinesia bisogna avere molto spirito di adattamento. Se si è abituati ad uscire la sera per andare in discoteca o a mangiare la pizza e poi far tardi, non è il posto adatto. La vita notturna per come la intendiamo in Italia qui non c’è! Pertanto si viene per lavorare e per vivere con molta calma. L’isola, come tutta la Polinesia, offre la possibilità di lavorare nel campo del turismo, prima fonte economica, ma bisogna saper parlare bene l’inglese, il francese e lo spagnolo, non è comunque semplice trovare subito lavoro, bisogna farsi conoscere e poi qui in Polinesia è alto l’indice di disoccupazione, anche se, come dico io, chi vuole lavorare lavora!

Hai conosciuto molti italiani che hanno deciso di stabilirsi sull’isola?

Qui a Mo’orea siamo in 6, poi ce ne sono diversi che vivono nelle altre isole, la maggior parte a Tahiti o a Bora Bora, tutti con famiglia. Quasi tutti lavorano in ambito turistico, tranne uno che ha una pompa di benzina dall’altra parte dell’isola. Purtroppo non capita di vederci spesso, siamo tutti un po’ indaffarati con gli impegni familiari o di lavoro.

Professionalmente cosa offre al momento? Ci sono possibilità per un italiano?

L’unica possibilità è data dal settore turistico-alberghiero, anche se negli hotel la percentuale del personale straniero non deve superare il 5%, ovviamente questo non riguarda i francesi, poiché per loro è come essere a casa. Per avere maggiori opportunità bisognerebbe venire in loco, cercando di farsi conoscere il più possibile. Per me è stato più facile perché avevo già un contratto con un tour operator italiano, ma non per tutti è così semplice.

Qual è la cosa più bella che hai trovato in Polinesia? Cosa ti ha colpito tanto da indurti a restare?

La semplicità e il calore della gente. Quando vado in giro per l’isola tutti mi salutano e mi rispettano, cosa ormai impensabile nelle grandi città. Faccio parte di loro, della loro comunità, non sono un “forestiero”. Vivere qui è come vivere in un piccolo paese, tutti sanno tutto e tutti si conoscono. Altra cosa che mi ha trattenuto è stato il lavoro. Qui ho la possibilità di lavorare ed essere apprezzato, in Italia invece, se andassi in un’agenzia in cerca di personale, mi offrirebbero uno stipendio di 500€ al mese, nonostante un’esperienza di 14 anni in ambito turistico!

 

Quali sono a tuo avviso i problemi principali della Polinesia?

La Polinesia non ha grossi problemi almeno per ora, è come vivere in Francia ma con leggi speciali, infatti la Polinesia ha uno statuto speciale ed anche una moneta propria, con un cambio fisso che è di 119,33 Franchi x 1€. Il problema più grosso a mio parere è l’obesità e l’alcolismo, tutti problemi dovuti all’immigrazione europea del 1850. I polinesiani si sentono ancora dei guerrieri e quando bevono (e bevono parecchio) diventano violenti, spesso arrivano a casa e picchiano le proprie mogli, proprio perché ubriachi. Ma non solo…. scoppiano risse per una sciocchezza e si pestano di brutto, uno tra i tanti motivi è la mancanza di prospettive future, così spesso i giovani si rifugiano nell’alcool.

Le leggi polinesiane in materia di immigrazione sono complicate?

Assolutamente no, non c’é quasi nessun controllo e nessuna carta Visa da fare. In pratica si può rimanere nel territorio per un periodo massimo di 3 mesi, ma se si decide di restare sull’isola oltre il periodo prestabilito, nessuno dice nulla.

Puoi dirci qualcosa sulla situazione sanitaria e sulla sicurezza personale?

Per quel che riguarda l’assistenza sanitaria (CPS), vivendo e lavorando qui ne ho diritto. Non superando una certa soglia di guadagno è gratuita per i primi 3 anni (poi dovrò pagare una cifra pari a 150€ l’anno). La cosa funziona così: si va dal medico e dietro il compenso di 3500 franchi, si viene sottoposti ad una visita medica con la conseguente prescrizione di medicinali. Successivamente la CPS rimborsa direttamente sul conto corrente 2500 franchi. In pratica la visita costa 1000 Franchi, pari a circa 8,50 €. A Mo’orea c’è un piccolo ospedale, ma a Tahiti c’è la Clinica (dove sono stato operato), dove ci sono medici professionalmente molto validi, molti dei quali francesi. Una piccola curiosità, in caso di gravidanza, non si rimane fino all’ultimo a casa per poi correre in ospedale all’ultimo minuto, bensì ci si reca una settimana prima all’ospedale di Tahiti, così da essere pronti per ogni eventualità. Infatti non ci sono collegamenti navali la notte, quindi aspettare potrebbe portare a dei gravi rischi.

A chi la consiglieresti e a chi no?

La consiglierei a chi ha voglia di scappare dalla civiltà moderna e vivere i rapporti umani, a chi ha voglia di tranquillità e di una vita semplice (io non ho la TV a casa). Non la consiglierei a tutti coloro che vogliono vivere da fighetti, che vogliono vivere la notte e a tutti coloro che non rientrano nella categoria sopra menzionata.

Se pensi a te fra dieci anni, dove ti vedi?

Bella domanda!!!  La vita è talmente imprevedibile… Se mi avessi fatto questa domanda 10 anni fa sicuramente non avrei risposto la Polinesia, ma oggi per una serie di eventi sono qui. E’ difficile per me pensarmi da qualche parte tra dieci anni, tra un mese o due ti saprei rispondere ma tra 10… Sicuramente il mio sogno è quello di vivere la vecchiaia in Sicilia, tra Pachino o Siracusa. Magari, visto che sei giovane, mi rifai la domanda tra 10 anni? Così ti saprò rispondere meglio!

mario.orto@gmail.com

fonte :

http://www.voglioviverecosi.com/mario-vivo-e-lavoro-in-un-paradiso-terrestre-moorea-in-polinesia.html